OGNI QUADRO È UN RACCONTO (E VICEVERSA)




L’acqua è poca e sporca. Non è sempre stato così. È che da un po’ di tempo qui, in India, ha aperto uno stabilimento della Coca-Cola: che spreca le risorse idriche e inquina la falda acquifera. Non solo qui, in India. Solo che io vivo qui, in India. E ho un figlio qui, in India, che temo possa ammalarsi e diventare obeso. La Coca-Cola fa male e ingrassa, l’acqua no. Ma non posso dargli l’acqua, quando ha sete. Non la trovo, della quantità e della qualità necessarie. La Coca-Cola, invece, la trovo ovunque.








È pieno di questi negozi, in città. Hanno tutti la scritta “Bata” che campeggia sopra le vetrine. Dentro, vendono scarpe. Di tutti i tipi. Le più richieste, però, sono le infradito. Che sono anche le più economiche. Fa caldo, in India. E c’è povertà, in India. Si cammina dunque a piedi, quasi, nudi. Per il caldo e per la povertà: per scelta o per impotenza. Io invece cammino a piedi, completamente, nudi: non per scelta, solo per impotenza. Non posso scegliere.








La mostra è stata un successo. La galleria era piena di gente. Tutti i quadri sono stati venduti. Ero la star. Sorridevo, stringevo mani, firmavo autentiche. O, anche solo, autografi. Chiunque mi stava addosso. Non vedevo l’ora di andarmene. Sono uscito in strada, ho provato a fermare un taxi. Mi oltrepassavano. Non ero più la star, ero solo un negro. Con i dread, le cicatrici e la tuta: sporca di colore, perdipiù. Ero uno da cui stare alla larga. Nemmeno un chiunque.






